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[15.07.04]
L'agenda dei nuovi padroni
Esce in libreria Agende Nascoste, volume che raccoglie le esperienze di frontiera di un grande giornalista di inchiesta
Di Snafu
Agende Nascoste è un libro a due velocità. Da un lato, il saggio di John Pilger (Fandango Libri, 650 pp., euro 22,00, ´trad. Marco Deseriis) analizza l'influenza della storia recente sugli eventi contemporanei: il colonialismo e le ferite inferte dalle ultime guerre e dai regimi dittatoriali segnano ancora profondamente la vita di paesi come il Vietnam, l'Iraq, la Birmania e Timor Est. Dall'altro, gli stessi scenari si fanno tanto più opachi quanto più vengono filtrati dalla lente deformante dei media occidentali. E così all'andamento lento e ciclico della storia reale si sovrappone la glassa del "soundbyte", il martellamento ossessivo delle notizie quotidiane, strillate per essere dimenticate un secondo dopo o semplicemente inventate di sana pianta.
Nella migliore tradizione del giornalismo anglosassone, Pilger si è fatto una reputazione non solo riscontrando puntualmente le notizie, ma collegando le sue inchieste sul campo alla dimensione internazionale dei problemi. Già, ne I Nuovi Padroni del Mondo (Fandango, 2002), il giornalista australiano dimostrava come la morte di oltre mezzo milione di bambini iracheni fosse dovuta alle decisioni del Comitato delle sanzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu che non lasciava arrivare agli ospedali attrezzature mediche e farmaci. Anche in Agende Nascoste Pilger collega la raccolta delle testimonianze dirette agli effetti perversi del "gioco a scacchi" del potere occidentale. Nello splendido capitolo su Timor Est, accanto alle voci del leader della resistenza timorese, Xanana Gusmao (intervistato segretamente in carcere), e dei Premi Nobel per la Pace Carlos Belo e José Ramos-Horta, si dipana il racconto della vendita dei bombardieri britannici al regime di Suharto, e delle azioni dirette dei gruppi pacifisti per contrastarla.
Sin dalle prime battute del libro, si capisce che l'obiettivo principale dell'autore non è una critica astratta della globalizzazione, ma la denuncia circostanziata del cinismo politico del gruppo dirigente britannico. Lucidissima, da questo punto di vista, l'analisi della transizione (nella continuità) dai conservatori al blairismo. Se si pensa che il testo risale al 1997-98, impressiona come Pilger avesse già colto, dopo un anno di mandato, la politica di pura immagine del governo Blair. E così mentre la celebrazione del blairismo da parte della stampa britannica assume toni epici e farseschi, l'autore ricorda come il ministro degli Esteri Robin Cook annunciasse con gran clamore una nuova politica estera "etica" mentre continuava a vendere armi al regime di Suharto. O come Blair si recasse nelle periferie disastrate di Londra mentre il suo governo attaccava pubblicamente le madri single, ree di "scroccare" i sostegni pubblici alla maternità. In generale, Pilger osserva come la politica interna del New Labour sia ispirata allo stesso classismo di Margaret Thatcher - ma con una punta di ferocia verso i più deboli sconosciuta ai conservatori - e come la politica estera di Blair sia inficiata da investimenti pubblici abnormi nell'industria degli armamenti, inaugurati proprio dalla lady di ferro.
Se il profitto commerciale appare come l'unica raison d'etre di aiuti allo sviluppo distribuiti soprattutto ai paesi terzi acquirenti di armi britanniche, la progressiva erosione del pluralismo nei media è al contempo causa ed effetto delle politiche neo-liberiste dell'ultimo ventennio. Impressionante e centrale, in questo senso, il capitolo sull'ascesa di Rupert Murdoch. Con il lancio del Sun nel 1970, il magnate australiano manda in frantumi quello straordinario esperimento di stampa popolare che era stato il Daily Mirror degli anni Sessanta. La crisi di un tabloid che aveva saputo veramente riflettere i bisogni della gente comune si fa metafora non solo della crisi della sinistra, ma anche del rapporto di fiducia tra società e informazione, tra la realtà e il suo riflesso mediatico. "Rompendo lo specchio" del Mirror, Murdoch riesce ad affermare un modello d'informazione sprezzante dei valori sociali che sarà il brodo di coltura del thatcherismo. La Thatcher, eletta grazie al sostegno del Sun, restituirà il favore approvando le leggi anti-sciopero cui lo stesso Murdoch ricorre nel 1985 per licenziare senza liquidazione 5.600 grafici e tipografi del suo gruppo editoriale. Con la cosiddetta "rivoluzione di Wapping", Murdoch rompe l'unità sindacale tra giornalisti e grafici, e informatizzando il sistema di pubblicazione dei giornali vede schizzare i suoi profitti dai 39.1 milioni di sterline del 1984 ai 98.3 milioni del 1987, ai 675 milioni del 1990. "I tagli sul personale - scrive Pilger - gli diedero la liquidità necessaria per pagare gli interessi sui debiti che aveva contratto nel marzo 1985... Con i soldi presi in prestito [Murdoch] aveva acquistato sei canali televisivi Metromedia negli Stati Uniti. Questi avevano formato la base di un network, la Fox, con il quale puntava a sfidare il primato dei grandi network televisivi americani". Pochi giorni dopo aver sconfitto il sindacato, Murdoch vola negli Stati Uniti a ritirare la cittadinanza americana, un regalo dell'amministrazione Reagan che attiva una corsia preferenziale al Congresso per permettergli di gestire la Fox.
Nel frattempo, per ottenere la cittadinanza americana, Murdoch ha dovuto rinunciare a quella australiana. E così quando, nel 1987, acquisisce l'Herald and Weekly Times, il maggior gruppo di giornali australiani, lo fa violando apertamente la legge sulle acquisizioni dall'estero, con il silenzio-assenso del governo laburista di Bob Hawke e Paul Keating. Lo stesso Blair andrà a incontrare, un anno prima di essere eletto, il magnate australiano per stringere con lui un'alleanza che resiste ancora oggi. E così il cerchio degli interessi corporate e dei loro garanti politici si chiude, né c'è bisogno che "Rupert" scenda in politica per garantire i propri interessi. Si capisce allora perché Pilger trovi veramente preoccupante l'approvazione della Legge Gasparri, che aprirebbe a Murdoch anche il mercato della carta stampata. "Se Murdoch passa, l'alleanza tra lui e Berlusconi creerà una situazione di pericolo senza precedenti in Italia - mette in guardia Pilger. Murdoch non rappresenta solo l'estrema destra, tutti i suoi media hanno una visione uniforme dettata da lui, sia che si trovino in Italia che in Australia. Il mio consiglio agli italiani è di 'svegliarsi'. Murdoch è anti-democratico sotto ogni punto di vista ".
Chiaramente il carattere ideologico dell'informazione si afferma innanzitutto durante le guerre. Il giornalista al seguito delle truppe (embedded) così diffuso nella recente guerra all'Iraqù - ci racconta Pilger - non è un fatto nuovo: "Al contrario, è vecchio quanto la guerra ed è un'invenzione degli inglesi. Quando i giornalisti venivano inviati a seguire le guerre - ad esempio in Crimea nel diciannovesimo secolo - andavano al seguito delle truppe. Durante la prima e la seconda guerra mondiale indossavano uniformi e venivano assegnati loro dei gradi onorari. Sulla parete di casa ho ancora il mio identificativo militare in Vietnam che dice che sono un maggiore!" Con l'evolversi dei conflitti, cambiano i metodi ma non le finalità. Con la guerra delle Falklands del 1982, sono ancora gli inglesi a inventare il "pool" dei giornalisti. "Il pool - spiega Pilger - era un gruppo selezionato di inviati che poteva visitare il fronte solo sotto scorta militare. Quando il gruppo tornava indietro poteva riferire agli altri quello che aveva visto. Ovviamente i militari mostravano loro solo ciò che volevano. E così le fonti di informazione erano uguali per tutti. Bisogna dire che i giornalisti 'embedded' del Pentagono sono almeno riconoscibili come tali. Ciò che invece non è ancora chiaro è che la maggior parte dei media sono già 'incorporati', ossia amplificano quella visione americana del mondo i cui pericoli sono più che evidenti a coloro che non sono giornalisti".
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