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Marci, sporchi e... neri
Al Tekfestival di Roma un film sul punk degli afroamericani

Di Snafu

"Marci, sporchi e imbecilli". Con tre epiteti ben calibrati, lo scrittore inglese Stewart Home riportava alcuni anni or sono i punk nel loro alveo sottoculturale e sottoproletario, contro ogni "sublimazione" artistica e intellettualistica. Rumorosi e irriverenti, i punk hanno anticipato di almeno un ventennio mode oggi diffuse come piercing, borchie, collari con gli aculei, jeans strappati e capelli colorati. Ma se l'anticonformismo č il cemento di questo stile di vita, sono pochi i gruppi punk che hanno posto il problema dell'identitā al loro interno. Un film documentario come Afro-Punk - in programma sabato 8 maggio al Tekfestival di Roma - punta proprio in questa direzione. Lunga cavalcata nel cuore di una scena americana da sempre eclettica e polimorfa (da Iggy Pop ai Dead Kennedys, dagli X ai Green Day) Afro-Punk dā voce per la prima volta ai punk neri. Il regista, l'afroamericano James Spooner, si č avvicinato alla professione cinematografica proprio per il bisogno di raccontare la sua storia personale: "Da ragazzino, nei primi anni Novanta, rimbalzavo con i gruppi tra i deserti della California e le strade di New York - racconta -. Ma al di lā del divertimento, crescendo realizzai che il punk aveva contribuito alla soppressione di una parte fondamentale della mia vita: la mia identitā di nero". Da quel momento Spooner avvicina altri neri della scena per farsi raccontare la loro esperienza.

Ne nasce un documentario in cui i punk afroamericani si interrogano sui perché della loro adesione a certi stereotipi e codici stilistici. Ricorda Spooner: "Quando giravo per Brooklyn, non c'erano ragazzi neri con capelli rosso fuoco o con un anello sul sopracciglio. Oggi le cose sono cambiate, almeno in apparenza." Per Tamar Kali, front woman di un band nera, cantare di fronte a una platea quasi completamente bianca significava essere spesso l'unica donna, punk, nera della serata. E anche se le prime band nere come i Bad Brains - fondamentali per l'immaginario delle generazioni successive - non hanno mai fatto mistero della loro adesione alla religione Rastafari, essere punk con i dreadlock e la bandiera giamaicana non deve essere mai stato facile. E' vero che la musica punk č stata influenzata anche dal reggae (basti pensare ai Clash), ma la ricerca di un modo nero di essere punk, che non sia puramente imitativo degli stereotipi bianchi, č appena all'inizio. Afro-Punk ne č probabilmente il primo tassello.


 

 

 

   

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