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Bush Can: Blog
di viaggio
di
Snafu
“Yes, Bush Can” è il nome della peculiare campagna elettorale degli Yes Men per George W. Bush. Partito il 18 agosto 2004 da Chicago a bordo di un vecchio autobus (ribattezzato “Buster”), il Yes Bush Can tour ha attraversato gli swing states sostenendo entusiasticamente e nel modo "più accurato" possibile la politica del presidente. Ecco il racconto della seconda parte del tour, a partire dalla riparazione di Buster, il 2 di ottobre.
English blog, clips and more pics:
The Yes Men Blog
Yes Bush Can
Clip e MP3
Where are we? In Cincinnati? - Yes Bush Can Team
22 Ottobre
Dopo essersi ammutinato e aver defacciato l'autobus (vedi il video), il team del Yes Bush Can annuncia ufficialmente di essere passato dalla parte di Kerry. L'equipaggio, ormai dimezzato, prosegue alla volta della Florida, per aiutare gli elettori delle contee come Jacksonville (11.000 voti non contati nel 2000) a esercitare il diritto di voto.
Per il resto non ci resta che incrociare le dita e ricordarci che da qui al 2 novembre la fine è sempre più vicina...
21 Ottobre
Da Charlottesville rimbalziamo a Richmond, dove le strade sono dissestate, gli edifici decrepiti, i manichini in vetrina cadono a pezzi e molti negozi in vendita. Il target questa volta è Hooters, catena di diners che affida il servizio ai tavoli a cameriere maggiorate in top e pantaloncini sportivi. Questa volta decidiamo di non andare molto per il sottile. Questa volta i personaggi che saltano fuori dal bus sono un orangotango in costume da sera e "Bruce Langusto", un essere immondo che corre tra i tavoli in mutande e scafandro di plastica, incitando i clienti - "yo yo yo !" - a votare Bush.
Nonostante tutto ciò sia oggettivamente repellente, riusciamo comunque a convincere due esaltati che ci seguono fuori dal ristorante e vogliono salire sul bus. Fuggiamo inorriditi (da noi stessi) e dopo un paio di semafori dobbiamo fare i conti con un ubriaco che cerca di urinarci sul parafango, in mezzo alla strada. Gli spieghiamo che il bus è una parodia e lui, uscendo dal coma etilico, esclama: «Voi siete pazzi, qui vi sparano!» Mentre chiediamo cortesemente all’alcolizzato di farsi da parte, una donna ci affianca e cerca di regalarci delle banconote dal finestrino per contribuire alla campagna. Lascio Andy, Mike, Jesse, Julia e Laurel augurando loro le migliori fortune per la Florida e me ne torno a Washington con Rob.
In serata riceviamo una telefonata da Mike: appena passato il confine con la Carolina del Nord il motore del bus ha fatto un grande botto in mezzo all'autostrada. Un cilindro è esploso facendo un buco nella testata, e Buster – 20 giorni di vita e 11.000 dollari spesi per la sostituzione del motore – riposa per sempre in pace. I nostri sono completamente a terra, the game is over.
20 Ottobre
Iniziamo la discesa verso il Profondo Sud. Obiettivo: Florida. Tappe intermedie: Virginia, North Carolina, South Carolina. Che il contesto sia radicalmente diverso rispetto a Washington D.C. risulta evidente non appena varchiamo il confine con la Virginia, stato in cui la sodomia è ancora un reato da codice penale. Alla prima stazione di servizio, il giornale locale titola: «PB&J creates sticky situation in Culpeper». Nella contea di Culpeper, apprendiamo, 1200 studenti sono stati evacuati ieri da una scuola media per un “pacchetto sospetto” contenente in realtà un panino al burro di arachidi e marmellata. Ma se una merendina può fare evacuare una scuola, cosa può fare un autobus di Bush che trasporta un missile di cartone e sul cui finestrino laterale è stato attaccato un foglio di carta con su scritto “Help”?
Lo scopriamo dopo una decina di miglia, quando veniamo affiancati da un auto della polizia in borghese che ci ordina di accostare. Ne salta fuori un poliziotto della contea che dice: «Abbiamo ricevuto delle segnalazioni da automobilisti preoccupati per il cartello di aiuto: vogliamo essere sicuri che a bordo vada tutto bene». Dopo essere stati perquisiti per il missile, c’è dunque il sospetto che l’autobus presidenziale abbia rapito qualcuno, e che questo qualcuno, con astuta mossa, sia riuscito ad attaccare al finestrino un cartello di aiuto.
In serata arriviamo a Charlottesville, città di medie dimensioni a maggioranza democratica. Ci imbattiamo in un gruppo di studenti universitari che hanno organizzato una manifestazione ciclistica in costume jeffersoniano perché la loro università adotti le energie rinnovabili, come altre università degli Stati Uniti. Al grido di «Thomas Jefferson era un flip-flopper» (un voltagabbana come Kerry) e un “terrorista”, lo invitiamo a considerare gli indubbi vantaggi che carbone, nucleare e petrolio portano all’industria americana. Mike e Andy mettono quindi al bando Jefferson (Laurel), che dopo pochi minuti riuscirà a far compilare per intero il primo Patriot Pledge a un giovane repubblicano il cui unico interesse sembra essere quello di "andare in tivvu'".
17 Ottobre
Ancora a Washington D.C. E' domenica e partiamo con l'intento di provocare quei "socialisti" della Million Workers March, che protestano contro l'abolizione degli straordinari pagati. Ma la manifestazione è un fiasco, i problemi di parcheggio con il bus eterni, e quindi finiamo per arenarci davanti all'uscita dei musei del Mall, come l'Aerospace Museum. Grande bagno di folla, in una giornata in cui il cielo è terso come in una mattina di gennaio.
Il Mungo ci ha raggiunto da New York e si dà da fare con Mike sul tetto dell'autobus. Non appena i due iniziano a mimare una fellatio (con il cowboy in posizione "dominante") una squadra di motociclisti della Capitol Hill Police sbuca da dietro l'angolo del museo e ci fa sloggiare.
15 Ottobre
Quelli di Wasghinton D.C. sono giorni selvaggi. Non solo perché la capitale è il teatro naturale della politica e quindi il bus presidenziale vi si muove perfettamente a suo agio, ma soprattutto perché D.C. è la capitale "of a nation at war" e quindi il missile ha perfettamente senso.
Guidati dal prode Howard - un democratico di D.C. che ha la casa piena di libri usati che vende tramite Amazon - la prima giornata la passiamo a scorazzare tra il quartier generale repubblicano, la Repubblican National Committee (RNC) e quello democratico, la DNC. Questa volta indosso (malvolentieri) il vestito da Anwar, principe della dinastia saudita ospite del Yes Bush Can tour, mentre Laurel, che è un'attivista anti-deforestazione dell'Oregon, fa il cowboy. La tappa di fronte alla RNC va via liscia. Riusciamo addirittura a entrare in un club ultraesclusivo dei Repubblicani, con tanto di photo opportunity "presidenziale".

Lo stesso non si può dire per la tappa alla DNC, dove veniamo immediatamente fermati dalla Capitol Hill Police. La donna poliziotto di presidio alla DNC - che ha un taglio di capelli a dir poco inquietante (un mallot accettato sulla fronte) - chiama addirittura la CERT Squad, un'unità operativa speciale addetta alla ricerca di esplosivi.
Buster viene perquisito da poliziotti con unità cinofile (un pastore lupo alquanto malandato) che verificano che il missile sia finto. Veniamo identificati e ci spiegano cordialmente che il livello di allarme è arancione e che di questi tempi anche le metafore vengono prese alla lettera. Di qui in poi verremo fermati (ma non perquisiti) almeno altre quattro volte, dal US Secret Service alla polizia dei parchi.
Si prosegue alla volta della sede centrale di Fox News. Lo sceicco e il cowboy cavalcano il missile sul tetto dell'autobus. Un'elettrice repubblicana sulla cinquantina ci avvicina e dice: «Sì, vi appoggio, mi sembra tutto fantastico, ma non capisco cosa ci fa quell'arabo sul tetto. Ehi tu, mi sa che dobbiamo farti fuori». Una donna democratica ha la reazione opposta: inorridita dalla piattaforma politica e dallo show, ci insulta e non si ferma neanche quando le spiegamo che è una parodia.
E poi di nuovo in giro, a predicare l'apocalisse, come gli indiani metropolitani nel '77.
Dall'amplificazione dell'autobus spariamo un sottofondo distorto preso dalla colonna sonora del Super Mario installato sul portatile di Jesse, e andiamo giù pesanti con una serie di slogan:
George w. Bush... the last president the world will ever need.
Run up your credit cards folks, the Armageddon is about to come.
Are you ready for the army?
Come, come with me. Come to the dark side.
George W. Bush, fighting terrorism with fascism
Hey you, how about 5 dollars for your vote?
A sera, quasi il presagio stesse per inverarsi, le nubi scendono come un mantello nero sul Campidoglio.
14 Ottobre
Partendo da Pittsburgh, abbiamo deciso "to push it a little bit further". Insoddisfatti per gli scarsi risultati e l'eccessiva ambiguità del bus, abbiamo montato in un parcheggio di Wal Mart alla periferia di Pittsburgh un missile di cartone sul tetto dell'autobus. A Washington D. C. lo completeremo con una scritta: "The End is Near". L'idea è quella di sostenere il presidente in vista dell'Armageddon, invitandolo a usare tutte le armi necessarie per la fine del mondo.

11 Ottobre
Pittsburgh rocks ! Tornati a Pittsburgh squattiamo per qualche giorno la casa di Nathan Martin, che coordina il progetto Fuck The Vote, che conta ora circa 600 modelli e modelle che promettono sesso facile ai repubblicani che giurano di non votare per George W. Bush. Nathan ha due coinquilini simpatici: Nick, che è appassionato di biciclette d'epoca e Laura, dj drum 'n 'bass di fama internazionale (ha suonato anche al Blue Cheese).
La cornice è una città industriale che ha smantellato gran parte dei suoi impianti e che oggi è ruggine, ponti dissestati e Steelers. Una città che ha una sua identità, cementata intorno agli Steelers, e dove una pinta di birra conta un dollaro e mezzo.
Cartoline da Pittsburgh:




9 Ottobre
Oggi è il grande giorno. A mezzogiorno, Reginald Lamprey e Abu Anwar incontrano Lisa. Alle tre prenderanno il treno dalla stazione di Oil City. Sul treno ci sono circa 500 turisti. Il compito del bus presidenziale è di intercettarli all'uscita, alla stazione di Titusville, e di intrattenerli con uno dei nostri show grossolani sul miracolo dell'oro nero.
Prima di andare alla stazione un gruppo di amici di Buffalo ci raggiunge per le prove generali. Tra loro c'è Tony Conrad, compositore minimalista and experimental filmaker degli anni Sessanta, che per noi interpreterà il ruolo della "celebrità" (che in realtà nessuno conosce) che leggerà un messaggio del presidente George W. Bush.

Arriviamo alla stazione di Titusville in largo anticipo. Di fronte alla stazione c'è un enorme capannone industriale e un vecchio treno abbandonato i cui interni sono stati riconvertiti in triti camere d'albergo. Quando i turisti scendono dal treno, si trovano di fronte il bus presidenziale, un palchetto, una musica da banda sparata a tutto volume, un pozzo petrolifero che spicca sul tetto del bus insieme a un cowboy che balla con due pompe di benzina al posto delle pistole. In questo scenario surreale, Conrad legge alla piccola folla di turisti il messaggio del presidente che esalta la potenza dell'economia del petrolio.

Finito il sermone repubblicano, Anwar Abub prende il microfono e spiega che celebrare il petrolio in questo modo non ha senso. Che lui viene da una regione in cui l'oro nerp causa lutti, guerre, inquinamento. Che dovremmo guardare invece alle energie rinnovabili come vettori di uno sviluppo sostenibile e pulito. Dopo il (finto) dibattito, Lisa e altri avventori inconsapevoli si complimentano con Anwar, condividendo le sue ragioni e trovando il modo di fare dei sostenitori di Bush quantomeno singolare. Un bambino che ha assistito allo spettacolo insieme al padre dice: "Papà, è vero che John Kerry vincerà le elezioni?".

La sera, dopo la sceneggiata, Andy ci racconta la sensazione di andare sul treno vestito da arabo ed essere squadrato incessantemente da tutti, al punto di non riuscire quasi a camminare, per la pressione fisica e psicologica.
Lasciamo Oil City con il senso di colpa per esserci approfittati di persone che in fondo non la pensano così diversamente da noi. A Lisa, che si aspetta una sorta di gemellaggio con Bassora, spiegheremo tutto, dicendole che è stata attrice involontaria di una messa in scena creata per far discutere sulle politiche energetiche di Bush.
8 Ottobre
Domani è il giorno dello sceicco Anwar Abub, al secolo Andy Bichlbaum. Dal negozio di costumi di Pittsburgh ci siamo procurati alcuni oggetti (come le chiavi della città di Bassora) che serviranno per lo stunt di domani - mentre Andy raccoglie online informazioni sulla sua presunta città natale. In serata raggiungiamo Dave, che è rimasto a Franklin, vicino Oil City per un giorno con il bus.

Franklin è il capoluogo della Contea di Venango, 57.000 abitanti, Pennsylvania nord-occidentale, circa 100 miglia a nord di Pittsburgh. Con una forte presenza di cristiani "born again", Venango ha votato massicciamente nel 2000 per George W. Bush (56% contro 40%) anche se la Pennsylvania - oggi uno degli stati dove l'esito del voto è più incerto - andò ai democratici. E' in questa regione che negli anni Sessanta dell'Ottocento la scoperta di un giacimento di petrolio produsse la nascita di diversi centri urbani come Oil City, Franklin e Clintonville. Nel Novecento l'oro nero correva lungo gli oleodotti e veniva raffinato a Pittsburgh, circa 150 chilometri a sud. Con il declinare della produzione e l'esaurimento del giacimento la regione sta riconvertendo i vecchi impianti industriali come attrazione turistica.

Il nostro piano, questa volta, è piuttosto articolato, se non barocco. Mike, che è l'uomo delle pubbliche relazioni degli Yes Men, ha contattato nei giorni scorsi la Camera di Commercio di Oil City. Presentandosi come Reginald Lamprey, consulente di una società d'investimento, ha parlato con una donna, Lisa, spiegandole che un influente uomo d'affari del Medio Oriente vorrebbe visitare Oil City. L'uomo, il cui nome è Anwar Abu - interpretato da Andy - sarebbe interessato alla riconversione turistica degli impianti della regione di Bassora una volta che i giacimenti saranno esauriti. Vuole quindi visitare Oil City per farsi un'idea sul futuro del petrolio e iniziare a ragionare su possibili scambi e collaborazioni tra le due città. Reginald e Lisa si sono messi d'accordo per visitare domani la regione a bordo di un treno turistico che percorre ogni sabato la tratta tra Oil City e Titusville facendo tappa presso i pozzi ormai in disuso.
Nel frattempo sono successi dei casini imprevisti. Mentre Dave era a Franklin con il Buster, una donna, Martha Brene, massimo responsabile del Partito Repubblicano della Contea di Venango, ha visto l'autobus in giro per Franklin ed è andata su tutte le furie. Entrando nella hall dell'albergo si è imbattuta in due amici che sono già a Franklin e gli ha chiesto chi ha mandato l'autobus e perché non è stata informata. David, non sapendo cosa rispondere, gli ha detto di essere un giornalista e che domani i responsabili del bus terranno una conferenza stampa. La Brene, sentendosi scavalcata, fa fuoco e fiamme: "Ho lavorato sei mesi 18 ore al giorno, per far rieleggere George W. Bush. Questa volta chiudo il quartier generale di Venango." In serata veniamo a sapere che ha contattato i responsabili del Partito Repubblicano della Pennsylvania per chiedere spiegazioni.
La situazione è delicata. Mike deve lubrificare perché il giorno dopo la furia repubblicana non ci crei problemi con la Camera di Commercio. Mentre siamo persi nelle campagne tra Pittsburgh e Franklin, Mike chiama la Brene vestendo i panni di Mark Thorston, responsabile del Yes Bush Can tour e le spiega che il bus è finanziato da privati, che non è legato alla campagna ufficiale di Bush, che il mezzo si trova a Franklin solo perché abbiamo bisogno di un giorno di riposo e che non abbiamo alcuna intenzione di tenere una conferenza stampa. Quando capisce che non vogliamo bypassarla, la Brene si tranquillizza. Mike chiude la conversazione dicendole che domani potremmo comunque incontrarci per farle vedere uno dei nostri show per coinvolgere i giovani. Vedo una luce balenare nei suoi occhi. Domani potrebbe interpretare Reginald Lamprey e Mark Thorston e giocare simultaneamente su due tavoli ! Sarebbe un'interpretazione grandiosa, pensiamo, ma non ci sembra giusto che l'Armageddon parta proprio da Oil City, Contea di Venango, Pennsylvania.
7 Ottobre
Oggi siamo partiti per Pittsburgh, Pennsylvania. Mentre Andy e Mike sono a New York per il lavoro di promozione del film, Jesse, Dave e io guidiamo la Jeep e il bus verso Pittsburgh. A metà strada si decide di cambiare rotta e di portare direttamente il bus ad Oil City, dove per sabato abbiamo escogitato una piccola messa in scena.
Strada facendo, ci succede un episodio curioso. A un certo punto mentre la carreggiata si restringe per dei lavori in corso, Jesse sente Dave dire nel walkie-talkie "siete dietro di me?"
- Jesse: "Yeah, you're a fast little fuck"
- Una donna risponde: "Sei tu Bob?"
Rimaniamo in silenzio ad ascoltare.
- La donna: "Che cos'è quella cosa davanti a noi, un veicolo RV o cosa?"
- Bob: "E' un autobus di Bush"
- La donna: "Ah bello, adesso gli suono (per simpatia)".
- Jesse, con la voce da cowboy: "Non ci provare neanche per scherzo"
Silenzio per un minuto.
- Bob: "Sai, non dobbiamo più parlare a quella vicina che he messo in giardino il cartello per Kerry!"
- La donna: "Ho sempre saputo che era una donna deviata e patetica. Non dobbiamo parlargli mai più"
- Jesse: "Kerry è l'Anticristo !"
- Bob: "Uccideremo Kerry!"
Dopo questo simpatico scambio di battute Jesse mi ricorda che George W. Bush si è autodefinito "A uniter, not a divider". Proprio così !
6 Ottobre
Oggi giorno di pausa. Lo copro con due link a Smokey the Log: la canzone scritta da Jesse, celebra la nuova mascotte, Smokey il Tronco, che gli Yes Men hanno proposto di adottare al posto del vecchio "Smokey The Bear" in Oregon.
Su Ifilm.com c'è un delizioso clip in cui gli Yes Men propongono ai passanti di Portland di tagliare tutti gli alberi del Parco Nazionale di Yellowstone e di firmare la petizione per sostituire Smokey the Bear con Smokey the Log.


In serata
arriviamo a Cleveland, dove alloggiamo da Mindie e David.
4 Ottobre
La prima
volta che vedo Buster è in un parcheggio qualsiasi della sterminata
periferia industriale a sud di Cleveland, Ohio. Lo monotonia del paesaggio
non scalfisce minimamente la gioia dell'equipaggio per il recupero di
Buster.
Il motore
del bus, donato agli Yes Men da una casa di produzione televisiva, aveva
tirato le cupoa pochi giorni dopo la partenza da Chicago. Rimorchiato
fino a Cleveland, Buster era stato lasciato in un'officina per la sostituzione
del motore - uno scherzetto che costerà la modifica di cifra di 11.500 dollari - mentre Andy e Mike avevano proseguito con mezzi di fortuna
alla volta della California e dell'Oregon.
Nel parcheggio, il ritratto di Bush subisce alcuni ritocchi: gli occhi
del presidente vengono modificati quel tanto che basta perché appaia
stranamente eccitato, se non posseduto dal demonio.

Tuttavia,
nonostante la colonna sonora sparata dagli altoparlanti del bus non sia
esattamente "presidenziale" ("Make
your booty go Bush", un mash up di due brani hip-hop), la stragrande
maggioranza dei passanti crede che il bus sia veramente pro-Bush.
Le reazioni vanno dalla classica "offerta" del dito medio allo
strombazzare dei clacson.
La prima giornata passa così, scorazzando da un punto all'altro
della città, senza un piano preciso e molta improvvisazione. Tra
le tante sortite tutto sommato inutili c'è la visita al comitato
elettorale di Dennis Kucinich, il
più radicale senatore democratico degli Stati Uniti e fautore dell'istituzione
del Department of Peace.
5 Ottobre
Dopo il primo giorno di rodaggio, oggi si inizia a ballare veramente.
In serata è in programma "The Race at Case", il dibattito
tra Edwards e Cheney all'interno del campus della Case University.
Prima di partire però scopriamo una piccola sorpresa. Qualcuno
la scorsa notte ha "corretto" ulteriormente il ritratto di Bush
con del nastro adesivo nero a forma di baffetto da nazista. Un defacciamento
sin troppo delicato !
Mentre Andy
e Mike cercano di abbordare i soliti sostenitori repubblicani, slgo sul tetto dell'autobus vestito da cowboy. Dalle fondine di finta pelle di mucca estraggo
due erogatori per la benzina e ballo come un invasato "sparando" alla folla
sbalordita dei sostenitori di Kerry, alle telecamere della Cnn, alle auto
della polizia.
Il campus
della Case è circondato dai pick up satellitari dei network, gremito
di stands, palchi, maschere, cheerleaders che manifestano per i due candidati.
Tra i gruppi di contestatori di Edwards ci sono gli "ambulance chasers",
un gruppo di persone che insegue a piedi un'ambulanza (negli Usa, agli
avvocati viene affibbiato il nomignolo di "insegui-ambulanze"
per la fama di avvoltoi che hanno). Tra i contestatori di Bush c'è
un tipo che se ne va in giro con una macchina che rimorchia un grande
Uncle Sam che sculaccia Bush.
Gli Yes Men
avvicinano i repubblicani e distribuiscono il "USA
Patriot Pledge" , una dichiarazione di fede assoluta nell'amministrazione
Bush, firmando il quale il cittadino americano si impegna a "sacrificare"
nei prossimi quattro anni il proprio giardino di casa come discarica nucleare
permanente per sostenere il rilancio del programma nucleare di Bush; a
spedire i propri figli in Iraq, Afghanistan, Iran, Siria e ovunque l'amministrazione
ritenga necessario; a rifiutare per sempre il divorzio; ad accettare uno
stato di sorveglianza permanente, e via dicendo.

I GOPs prendono la brochure ma sembrano del tutto incapaci di afferrarne
il significato. La loro fede nell'amministrazione è cieca, inossidabile,
irrazionale. A domanda su cosa si aspettano dal presidente per i prossimi
quattro anni, rispondono semplicemente "Nothing, i just like him"
o "He's a man of faith", con punte di vero estremismo come "He's
cute".
Uno studente ci dice che da Bush vorrebbe un lavoro e una pensione per
suo nonno.
Gli rispondiamo che purtroppo le pensioni e l'occupazione non sono al
primo posto dell'agenda dell'amministrazione. Lo studente se ne va deluso,
dicendoci che lui si aspetta qualcosa da Bush.
Gli rispondiamo offrendogli un Patriot Pledge e dicendogli che, semmai,
è Bush ad aspettarsi qualcosa da lui.

3 Ottobre
Al mattino
Andy saccheggia il frigo dei nostri ospiti e cucina un'omelette da 20
uova farcendola scoppiare con ogni genere possibile di ingredienti. Riusciamo
a fermarlo prima che getti nel frypan anche la senape e la maionese.

Nel pomeriggio
passiamo per Buffalo, New York, città un tempo nota per la massiccia
produzione industriale (cantieri navali, ascensori, treni) e oggi depressa
e mezza spopolata. Entriamo in una stazione dei treni abbandonata che
odora d'America profonda e su cui svetta un edificio che ricorda l'architettura
dei grattacieli degli anni Trenta come il Chrysler Building o l'Empire
State di New York

2 Ottobre
In mattinata
Mike, Andy ed io partiamo da New York alla volta dell'aereporto di La
Guardia, dove prendiamo un auto in affitto. La sezione Metro del New York
Times offre uno spunto interessante. Dal 1 novembre il governatore repubblicano
Pataki si appresta a vietare l'oscura pratica della biforcazione della
lingua nello Stato di New York. Secondo l'articolo la biforcazione della
lingua (che negli Stati Uniti conterebbe circa 3.000 accoliti) non solo
non produrrebbe alcun difetto di pronuncia, ma darebbe l'indubbio vantaggio
di poter percepire distintamente i sapori sulle due zone separate della
lingua. Riflettiamo anche sulle implicazioni sulle pratiche sessuali.
La lingua
biforcuta mi sembra anche un ottima metafora della campagna Yes Bush Can,
vera e falsa allo stesso tempo e per questo in grado di scatenare reazioni
del tutto contraddittorie.
Nel pomeriggio
arriviamo a Troy (upstate New York), dove raccogliamo Jessie (autore della
soundtrack del viaggio) e Dave, che guiderà il bus.
In serata
ci fermiamo a Rochester, città di medie dimensioni, sede di corporation
come Kodak e Xerox, con la disoccupazione che aumenta e il consueto sprawl
di sobborghi. In un bar alternativo incontriamo Steve, Nick, Amy e altri
amici. Mezzo sbronzo vado al cesso e scrivo: Fork your tongue ! (before
it is too late)
Pernottiamo
da Nick ed Amy e dai loro due ciccionissimi gatti.
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